sabato 12 febbraio 2011

Bibi, la democrazia è un naso rifatto.

Mentre cercavo di seguire gli aggiornamenti di piazza Tahrir, ho scoperto che la foto vincitora del world press photo di quest'anno è quella di Bibi Aisha, una ragazzina sfregiata dal marito. La foto è un ritratto su fondo nero (sarà forse il suo passato?) dove la ragazza con un leggero velo ci mostra il suo viso senza naso. La didascalia ci dice che la ragazza, in pakistan, era stata data in moglie a un talebano quando ancora era bambina e siccome lei voleva lasciarlo lui le ha fatto violenza. Per fortuna c'erano le ONG americane che hanno salvato la ragazza portandola in America la patria della libertà dove potrà rifarsi una vita e sarà rispettata, le hanno pagato pure una protesi nasale, regalo d'accoglienza.
È anni che si sa e vediamo immagini di donne sfregiate con l'acido in India o semplicemente uccise per la loro condizione di vedovanza, ma quella che fa notizia è la bella Aisha o più pop chiamarla Bibi, la quale diventa simbolo dell'inciviltà dei talebani, indi musulmani indi arabi (l'assurda capacità umana di creare sillogismi infondati), nel giorno della vittoria di una società civile su una democrazia corrotta e impossibile (del resto democrazia era considerato l'Egitto fino a pochi giorni fa). La coincidenza del premio a questa foto volta simboleggiare che le donne e le società del cosidetto terzo mondo si possono salvare solo grazie alla missione civilizzatrice dell'uomo bianco e dell' 'occidente', che tutt'ora sopporta il suo antico fardello, nella giornata di ieri dovrebbe servire a sbugiardare questa idea.

giovedì 25 marzo 2010

La formacion que necesitas, con la calidad que mereces

L'università oggigiorno è un insulto all'intelligenza umana. Non credo sia possibile definirla istruzione superiore. Studio in una facoltà umanistica e mi sorprendo dei pochi aggiornamenti degli insegnanti visto che la base dell'università, secondo il mio punto di vista, è proprio la ricerca. Sembra che ci siano ambiti in cui l'aggiornamento sia del tutto superfluo, come nel caso dell'insegnamento della lingua araba. Quest'anno d'erasmus ho utilizzato un libro scritto a macchina, prima dell'era dei computer, tanto la lingua non cambia menchemeno gli ottimi e vecchi metodi di apprendimento. La letteratura poi sarebbe meglio definirla lettura, l'analisi dei testi è raccapriciante, mi sento insultata se mi si chiede in una lezione del quarto anno di filologia di individuare il narratore e dividere il racconto in parti. Sembra che la critica sociologica non esista, men che meno un'analisi marxista della storia, che viene spiegata attraverso aneddoti; il che è tragicomico: la battuta facile di un professore rende più stupida la lezione ma non è esattamente ciò che dovremmo incontrare. Mi ricordo in seconda liceo il terrorismo del mio prof che mi metteva in guardia dal ricordare la storia egizia attraverso il morso di un serpente a un'affascinante regina e ora mi trovo a lottare perchè non si riduca veramente a questo il mio tempo in una facoltà.
Vengono confusi gli insegnamenti e così mi trovo a studiare linguistica descrittiva in un corso di sociolinguistica. Mi sento dire che la differenza tra chi sta dentro e fuori l'università è un più vasto conoscimento di nozioni e non una sviluppata capacità critica e l'apprendimento di metodologie per approfondire i propri campi di studio.
Sembra che la figura dell'insegnante nel migliore dei casi si è trasformata in un “bigino” umano, trasmettitore univoco di libri riassunti, purtroppo molte volte anche malamente e nonostante l'insegnante sia l'autore di quei testi; nel peggiore l'insegnante assume l'attitudine di divinità e usa le ore dedicate alle lezioni per un'esaltazione fuorviante del proprio ego e gli studenti come analisti.

in fieri

martedì 16 marzo 2010

vorrei che fosse amore

La costruzione culturale dell'amore mi mortifica. Non ci trovo niente di naturale, mi sento una vittima di tale idea, sono cresciuta ascoltando canzoni e leggendo di uomini che si innamoravano perdutamente e alquanto romanticamente di una donna che non conoscevano, solamente mirandola, contemplandola. In questo modo io pure mi innamoravo (per fortuna consideravo il genere maschile neutro, e non mi rivedevo nella dona petrarchesca) del ragazzo più bello e come nelle canzoni non riuscivo neanche a parlargli e bruciavo di passione vedendolo. Questo martellamento culturale post-romantico credo uccida negli esseri umani, sue prede, la capacità di creare relazioni serene e reali, mi intristisce vedere la tensione che si crea dentro di me in questa lotta contro ciò che considero una cultura arcaica e inutile, contro una idea nuova di relazione di cui ancora non mi sono chiare le caratteristiche a causa della difficoltà di creare qualcosa da una costruzione sociale quasi unanimamente condivisa. Credo anche che la mia generazione intera viva questa tensione con il risultato di una paura alla relazione e al confronto, si sente la necessità di un nuovo tipo di legame ma non si sa da dove cominciare, spaventa tanto che alla fine vedo una rinuncia.
Il vero problema credo si manifesti nell'intimitá dell'attività sessuale, dove ho avuto il dispiacere di osservare un'incapacità da parte dell'uomo di mettere veramente in discussione il suo ruolo (troppo spesso mi sono sorpresa che la considerazione paritaria della donna fosse soltanto un'espressione verbale politicamente corretta). In questo modo il sesso si è trasformato per molte di noi in qualcosa di estremamente noioso e troppo ricco di clichè. Come dice Bourdieu è difficile per un uomo trattare alla pari una donna come per un padrone il suo servo, perchè rinunciare a questa sottomissione e a parte del proprio piacere fisico quando non è necessario?
Per questo anche se penso che la base della nuova relazione donna/uomo sia la considerazione dell'altro come pari in una continua negoziazione delle proprie esigenze e in completa onestà dubito che sia possibile e nonostante insisto è necessario far piazza pulita dei vecchi modelli e attraverso la sincerità e il confronto lottare contro questi.

giovedì 11 marzo 2010

cinque frasi reazionarie?

Autogestione, occupazione, coperazione, lotta, agire contro il sistema sono utopie o sono davvero possibili? Non voglio sembrare disfattista ma visti gli effetti del 68, la maniera dei vari poteri di utilizzare e riassorbire i movimenti sociali per speculazione e manutenzione dell'ordine, visto l'esito delle rivoluzioni credo sia difficile qualsiasi cambiamento vero. Mi deprime la sensazione di essere sempre e comunque uno strumento del potere e che lo siamo un po' tutti, volenti o nolenti. Mi da tristezza pensare che l'unica possibilità sia ritirarsi su un albero con una buona visuale della contrada e criticare ciò che sta intorno, mi chiedo se ha senso se non serve a cambiare. Pero' non posso fare a meno di esprimere la mia critica e mi sento sempre più sterile.

alice in wonderland

Ho visto Alice in wonderland di Tim Burton, che porcheria, ancora mi domando perchè abbia voluto fare questo film, erano anni che non andavo al cinema e me ne sono pentita. Mi sembra immorale sfruttare il nome di una opera letteraria complessa e intelligente per produrre un filmetto d'azione manicheo, un'insulsa produzione Disney. Il film più che il libro cita il cartone animato (ed è quello che dovrebbe citare nei titoli di coda), sfrutta quell'iconografia e altra da precedenti film di Burton. Non c'è neanche un accenno alla ricchezza dei giochi linguistici e dei paradossi presente nel libro privo di una trama lineare, dove si approfondisce il legame con il tempo e non esistono buoni e cattivi. Il film trasforma il mondo delle meraviglie in un mondo di buoni e cattivi, dove ovviamente Alice è l'unico essere (umano) in grado di salvare i buoni dalla cattiva regina rossa. Burton ripropone l'ennesima storia sulla superiorità umana: dalla Storia Infinta ad Avatar, il fardello dell'uomo bianco. Alice una bambina e per di più una senza cazzo può salvare un mondo di mostriciattoli strambi e la loro bellissima ed eterea regina. Tanto buono sarebbe il mondo con la regina bianca che si dimentica che è pur sempre una regina in un sistema classista con nobiltà e popolino, con soldati pronti a uccidere per difenderla e per la patria.
Non so se sono io che mi faccio prendere ma mi pare tra l'altro di vedere un tentativo di inventare e riscrivere la Storia: la cattiva regina rossa ha una somiglianza forte con Elisabetta e la regina bianca con Maria Stuarda, uno scontro tra anglicani e cattolici, con la vittoria dei cattolici che ovviamente sono buoni con il senso del perdono e infliggono solamente un modesto castigo.
Alice inoltre dovrebbe incarnare una storia di “emancipazione” femminile che mi pare dubbia: rinuncia a sposarsi, dopo la sua avventura incredibile, non per farsi una vita sua, ma trasformandosi in suo padre; questa “scelta” sembra rinnegare il mondo materno per quello paterno. Alice diventa suo padre come il brucaliffo una farfalla e parte pronta per una nuova impresa commerciale o sarebbe meglio dire coloniale (perpetuando la matrice patriarcale)?




Wisława Szymborska - Ścięcie

Dekolt pochodzi od decollo,
decollo znaczy ścinam szyję.
Królowa Szkocka Maria Stuart
przyszła na szafot w stosownej koszuli,
koszula była wydekoltowana
i czerwona jak krwotok.

W tym samym czasie
w odludnej komnacie
Elżbieta Tudor Królowa Angielska
stała przy oknie w sukni białej.
Suknia była zwycięsko zapięta pod brodę
i zakończona krochmaloną kryzą.

Myślały chórem:
"Boże zmiłuj się nade mną"
"Słuszność po mojej stronie"
"Żyć czyli zawadzać"
"W pewnych okolicznośćiach sowa jest córką piekarza"
"To się nigdy nie skończy"
"To się już skończyło""Co ja tu robię, tu gdzie nie ma nic".
Różnica stroju - tak, tej bądźmy pewni.
Szczegół
jest niewzruszony.

il movimento per la vita

Sono donna o ragazza, non sto in questo momento a ragionare linguisticamente sulle connotazioni di queste parole meglio dire che sono al mondo con il cromosoma x e un buco tra le gambe.
Di solito non mi espongo se non con persone con cui so di condividere lo stesso punto di vista, non tanto per codardia la causa è che spesso considero il confronto un'importante perdita di tempo, e preferisco sprecare il mio tempo sul divano a fissare il vuoto piuttosto che parlando con alcuni esseri umani.
Non sopporto i movimenti per la vita. Mi sembrano l'attuazione pratica e esplicita dell'ipocrisia della nostra società, mi innervosiscono fino a nausearmi.
Nelle relazioni con il genere maschile sono un disastro proprio per questa mia sfiducia nel confronto, a volte non faccio sentire la mia voce (perdita di tempo) e così succede, e non ne sono fiera, di scopare e non mettere dall'inizio il goldone. Da qui la mia riflessione, se mai mi dovesse succedere di rimanere incinta è probabile che abortirei. E se nella vicessitudine incontrassi quella categoria umana che si dedica, sentendosi come Gesù nel tempio, a consigliarmi la retta via fino ad azzardarsi a dirmi di salvare il feto, “una nuova vita”, credo che la mia pazienza potrebbe incontrare la sua fine. Non voglio entrare nella discussione sul feto, se si possa considerare già una vita, ma nel fatto per esempio che quella vita nascendo nella aristocratica Europa solo con la sua esistenza basata sullo sfruttamento di risorse e esseri umani sarebbe molto più dannosa e assassina, complice indiretta, solo per la sua esistenza di genocidi e brutalità intollerabili, sarebbe una vita italiana di prima scelta, puro sangue blu. Questo è uno dei miei pensieri non condivisibile per gli accaniti e “nobili” sostenitori della vita

i giovani d'oggi

L'altro giorno sfogliavo un libro di una delle tante e retoriche intellettuali di sinistra e non ho potuto resistere alla rabbia.. un'altra volta. Mi sono stufata e ribollo senza pazienza, potrei bruciarmi, a leggere la solita frase sui giovani d'oggi che non leggono, non si informano e non conoscono il loro passato. Sono della triste convinzione che oggigiorno sono quei giovani le persone piu preparate e colte d'Italia. Escono dal liceo avendo tradotto Seneca e Ovidio, conoscono Kant e le linee generali della fisica e della chimica e molti possono analizzare qualsiasi canto della divina commedia con spessore, risolvere problemi di analisi, recitare almeno una poesia di William Blake e se sono proprio secchioni possono arrivare a parlare di Horkeimer. Ora mi domando chi sopra i venticinque trent'anni può sfoggiare tante conoscenze e capacità di relazione? Siamo onesti l'Italia è il paese dell'analfabetismo di ritorno, lo zimbello del vecchio continente in classifica dopo non so quale paese africano per questo male. Dire che i giovani non sanno mi fa irrigidere per la poca sincerità e capacità di autocritica. Credo che inanzitutto siano i cosidetti adulti a doversi fare un esame di coscienza. Se i giovani non sanno di piazza Fontana è forse perchè la generazione precedente non si è fatta carico dell'onere di tramandare e far in modo che un pezzo importante della loro storia, che hanno vissuto fosse conosciuto. Ora non vorrei sembrare vendicativa e rinfacciare agli adulti le loro “colpe” nel classico gioco retorico della contrapposizione ma viviamo in un paese dove i giornalisti affermati scrivono porcate e non-informazioni, i professori universitari spiegano storia e letteratura attraverso aneddoti, la classe burocratica è pigra e oziosa e i politici per finire con i purtroppo, troppo spesso veri luoghi comuni, è corrotta, i comici “censurati” che fanno satira sono banali e ripetono le stesse cose all'infinito, fanno mercato, con battute facili e scontate. Viviamo in un paese antiutopico rimpiagiamo il passato e gli uomini (ahime mai le donne) del passato, chi Calvino chi Pasolini e chi il duce.
Mancano freschezza, e macchie, una critica sporca di sangue mestruale e merda. Non ne posso più del mondo marcio e asettico in cui vivo, a volte ci sono contraddizioni così forti che non capisco.
A volte spero che marcisca per davvero tutto fino in fondo e dalla muffa rinasca la sporcizia e da questa qualcosa di autentico, il dubbio è se il genere umano è in grado di produrre autenticità.